Diario Kanchenjunga, novembre 2023

Diario Kanchenjunga, novembre 2023 di Pasquale Equizi, Guida Alpina, insegnate Iyengar Yoga, amante dei viaggi…

All’estremità orientale del Nepal, ai confini con lo stato del Sikkim (India) e col Tibet, s’innalza una catena di poderose montagne, tra le più alte della catena himalayana, con molte cime sopra i 7000 metri e, fra queste il Kanchenjunga la terza montagna più alta della terra con i suoi 8586 m, che dà il nome all’intera catena. Dal 1838 è ritenuta la vetta più elevata del pianeta, fino a quando rilevamenti britannici appurarono che Everest e K2 erano più elevati.

L’origine del termine Kangchenjunga è incerta e controversa, ma una delle versioni più diffuse è quella che attribuisce alla parola la traduzione “cinque forzieri della grande neve” con riferimento ai cinque picchi di cui è composto il massiccio.

Partiti da Milano con volo fino a Katmandu, siamo rimasti 2 giorni per visitare la città, conoscere le guide nepalesi Mitra e Narayan ed organizzare le ultime cose prima di prendere un volo interno per a Bhadrapur da qui con le jeep una tortuosa e lunga strada ci porterà al villaggio di Sekutum a 2300 m dove inizieremo il nostro trekking per una durata di 14 giorni.  

Il trekking ai campi base Nord e Sud del Kangchenjunga dal versante nepalese è un percorso affascinante in un’area mai toccata dal turismo di massa, conduce ai 5150 metri del Campo Base Nord di questo colosso himalayano ed è ritenuto fra i più lunghi del Nepal.

Risaliamo la valle del fiume Tamur, fino al villaggio di Ghunsa (m 3400) prima attraverso campi e villaggi molto caldi e umidi, poi nella giungla pluviale che via via lascia il posto alla foresta d’altitudine, di rododendri e conifere, così come i villaggi di cultura indù lasciano il posto a etnie tibetane.

Ogni giorno saliamo sempre più in alto fino al villaggio di Lhonak a 4700 m, posto affascinante con altipiani circondati dalle catene montuose, molto freddo quando va via il sole. La mattina di buonora ci avviamo verso il Campo Base Nord 5143 mt ai fianchi delle morene del ghiacciaio Kangchenjunga che offrono due anfiteatri di vette, molte delle quali ancora non raggiunte.  Arriviamo al Campo Base Nord 5143 m con grande soddisfazione di tutti. Il ritorno avviene per la medesima via fino a Ghunsa.  

La mattina consegnamo materiale scolastico che abbiamo portato dall’Italia alla piccola scuola, unica di tutta la valle. La scuola di Ghunsa, nel remoto villaggio ai piedi dell’Himalaya, è il cuore pulsante della comunità locale.  Qui, l’accesso all’istruzione è un lusso, e la scuola rappresenta una delle poche speranze per i bambini di questa regione. Tuttavia, le scarse risorse e le condizioni climatiche estreme rendono difficile il sostegno alla scuola. Senza libri aggiornati, senza infrastrutture adeguate, l’ambiente educativo è un costante equilibrio tra volontà e mancanza.

Il nostro sostegno a questa situazione diventa quindi importante per far si che la loro scuola, l’unica della valle, continui a esistere per garantire loro un futuro migliore: stiamo infatti raccogliendo donazioni da portare a loro personalmente il prossimo novembre. (Per questa iniziativa contattare in privato Pasquale: pasqualeguidaalpina@gmail.com)

Da Ghunsa riprendiamo il nostro cammino attraverso il Passo Lapsang-La a 4700 m che ci porterà lungo la valle che conduce al Campo Base Sud e con lunga discesa arriviamo al villaggio di Cheram. Restiamo un giorno fermi per riposare e la mattina seguente ci avviamo verso la tappa che ci porta al Campo Base Sud 4580 m. L’itinerario si snoda lungo un torrente per poi salire sul filo della morena destra del ghiacciaio Yalung, fino a quando non ci troveremo di fronte la parete meridionale del Kanchenjunga con i suoi 8586 m sopra la nostra testa. Dopo avere ammirato gli straordinari panorami, con in primo piano Kumbakarna (Jannu) e Nyukla Lachung, scenderemo per passare la notte di nuovo a Cheram.

Per tutto il percorso non s’incontrano molti escursionisti ed il fascino del trekking nasce quindi dall’isolamento della regione, non toccata dal turismo, con villaggi e popolazioni ancora fermi nei loro stili di vita, con ritmi e abitudini legate a una realtà ormai altrove scomparsa e con un ambiente naturale, racchiuso nella severa cornice delle grandi montagne himalayane.

Ci attendono gli ultimi 3 giorni di trekking questa volta in discesa ma non sempre …ritornano le foreste, i fiori, le piante tropicali, il caldo sulla pelle, i villaggi abitati da contadini che lavorano la terra fino a raggiungere il grande villaggio di Yamphuding, da lì, Di nuovo lungo trasferimento in jeep fino a Bhadrapur e con volo fino a Kathmandu.

Il gruppo numeroso era formato da sedici persone quasi tutti per la prima volta in Nepal e la maggior parte di loro non si conoscevano, siamo stati molto tolleranti e con reciproco aiuto nei momenti di bisogno. Abbiamo tanto riso e scherzato e questo ha alleggerito quei pochi momenti di difficoltà.

Il trekking si svolge in una regione poco turistica, non ha molte strutture e quindi le poche sono molto spartane, non vi è acqua calda per potersi fare una doccia e la regione è molto fredda.

Per alcuni all’inizio è stato difficoltoso adattarsi a una vita forse mai svolta prima, ma dopo qualche giorno ci siamo abituati a lavarci il necessario, a dormire nel sacco a pelo vestiti per via del freddo e pian piano anche alle giornate impegnative di cammino. Si camminava dalle sei fino alle dieci ore, ogni giorno si saliva in alto in modo da poterci acclimatare e per due giorni siamo rimasti fermi a Ghunsa e Cheram per riposare e per avere un miglior acclimatamento.

Le nostre guide nepalesi Mitra e Narayan sono state molto gentili e premurose sia verso di noi che verso gli sherpa che portavano in spalla i nostri bagagli. Ogni sherpa porta il bagaglio di due persone più il suo, ogni persona deve avere massimo 10 kg quindi aveva sulle spalle almeno 25 Kg.

Con loro abbiamo avuto un buon rapporto, alcune volte ci sono stati momenti insieme di canto e ballo, ci hanno insegnato alcune canzoni e danze nepalesi. Il cibo sempre abbondante a base di riso, nuds, vegetali e legumi, la sera sempre frutta mele e melograni, bevande di ciai e the allo zenzero e il caffè la mattina.

Il viaggio in Nepal non è soltanto una prestazione sportiva /fisica ma anche un viaggio interiore: tutti quanti al ritorno a casa hanno capito che è stato importante comprendere che si può fare a meno di tante cose inutili e superflue, che riempiono la nostra vita e i nostri spazi nel mondo occidentale dove viviamo. L’importanza dell’utilizzo di ogni cosa che non vada sprecata specialmente nelle alte  quote, come ad esempio lo sterco degli yak per riscaldarsi al fuoco o per intonacare le case…

Vedere la popolazione nepalese dei villaggi che vivono con poco, il loro sorriso e il loro saluto ogni volta che li incontri, la semplicità e l’essenzialità della loro vita ci porta a una riflessione interiore che resta dentro i nostri cuori con la speranza che cambi qualcosa dentro e intorno di noi.

Questo “leit Motiv” ci accompagna sempre nelle nostre e avventure e sarà presente anche nei prossimi trekking!

E soprattutto al campo base dell’Everest, info e prenotazioni qui:

Buona Montagna a tutti!

Pasquale e tutte le Guide Alpine di ProrockOutdoor Team!

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