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TREKKING AL CAMPO BASE DELL’ EVEREST (5364 mt),Novembre 2024 con la Guida Alpina Pasquale Equizi

Eccomi ancora con il racconto del mio ultimo viaggio in Nepal, questa volta diretti al Campo Base dell’Everest (5364 mt). Un trekking che non avevo mai proposto, forse per via del maggior flusso turistico, dato che a noi piace più andare alla scoperta di luoghi meno menzionati ed inflazionati.

Ma l’anno scorso,  parlando con Dawa, la nostra guida nepalese dell’agenzia che ci segue in Nepal, abbiamo deciso di andare nel mese di novembre perché ci sono meno trekkers.

In effetti è stata un’esperienza bellissima tanto che le sensazioni che vi descirverò qui di seguito, l’entusiasmo dei partecipanti, il fascino del Nepal mi hanno portato alla programmazione della nostra prossima avventura…:Trekking al Campo Base del Makalu (8468 mt): la regione del Makalu non è ancora stata scoperta dal turismo di massa ed è quindi poco frequentata dagli escursionisti. troverete tutti i dettagli online:

Ma eccoci all’esperienza vissuta da me e altre 11 persone lo scorso novembre: L’Everest o Sagarmatha, ”Dea madre della terra”, costituisce spesso il sogno per eccellenza degli escursionisti: un grande classico mediamente impegnativo in termini di sforzo fisico e di tempo richiesto, ma non per questo meno spettacolare di altri in quanto a panorami e quote raggiunte. Il percorso risale la valle del Khumbu, popolata da diverse etnie di origini Tibetane e fede Buddhista, qui si concentrano le montagne più maestose della catena dell’Himalaya, la più alta del pianeta. Al rientro dal Campo Base dopo aver raggiunto i 5545 m. del Kala Pattar eravamo sufficientemente acclimatati per salire anche i 5550 m. del Chukhung Ri, sempre al cospetto dell’Everest (8848 m), Lhotse (8414 m), Nuptse (7861 m), Pumori (7165 m) e l’Ama Dablam (6856 m)

Siamo partiti da Bologna con volo fino a Dubai e transfer per Kathmandu, siamo rimasti 2 giorni per visitare la città. Kathmandu, città fantastica per un verso, Durbar Square, i suoi templi buddisti ed induisti, il caos del traffico, il profumo dell’incenso frammisto agli odori forti, … è il Nepal. Conoscere Dawa Sherpa, la guida, i portatori ed organizzare le ultime cose prima del trek.

Il giorno dopo raggiungiamo in macchina Ramechap ed effettuiamo il famoso volo fino all’aeroporto di Lukla, volo abbastanza adrenalinico dentro le valli dell’Everest.  Infiliamo gli scarponi e per fortuna inizia il nostro cammino per 14 giorni. Questa volta verranno utilizzati gli jack come trasporto bagagli ed in più 3 sherpa e lo yakaro. Inizio del percorso immersi nella vegetazione tropicale, attraverso boschi di rododendri, pini himalayani, i villaggi con i loro orti e le coltivazione dei campi. I lodges sono più attrezzati rispetto al trek dell’anno passato in Kanchenjunga, la cosa che mi ha sorpreso che il percorso era pulito dai rifiuti, lungo di esso si trovavano postazioni in pietra per raccogliere rifiuti differenziati.

Si camminava dalle 6 fino alle 10 ore, ogni giorno si saliva in alto in modo da poterci acclimatare e per 2 giorni siamo rimasti fermi a Khumjung (3780 m) e Dimboche (4350 m) per riposare e per poter avere un miglior acclimatamento.

Per alcuni l’inizio del trek è stato difficoltoso per adattarsi ad una vita forse mai svolta prima, ma dopo qualche giorno ci siamo abituati a lavarci il necessario, a dormire nel sacco a pelo vestiti per via del freddo e pian piano anche alle giornate più impegnative di cammino.

Lungo il nostro cammino arriviamo al villaggio di Khumjung, li vi è una scuola fondata nel 1961 da Sir Edmund Hillary, il primo uomo salito sull’Everest insieme con lo Sherpa Tenzing Norgay il 29 maggio 1953. Abbiamo portato più di 10 Kg di materiale scolastico per gli alunni che erano stati trasferiti da un villaggio vicino, perché è stato parzialmente distrutto dalle inondazioni avvenute nel mese di agosto 2024. Siamo stati ricevuti dal preside ringraziandoci per l’aiuto dato alla scuola.

Di tappa in tappa arriviamo a quote superiori ed il paesaggio cambia, dalle foreste ai cespugli ed alla vista delle cime innevate, Ama Dablam con la sua bellissima forma, il Pumori, il Lhotse ed ecco l’Everest da lontano.

Ed eccoci al laboratorio della Piramide dell’Everest (5050 m), costruita dagli italiani dove vengono svolti studi sull’ambiente, sull’ inquinamento, sui terremoti, sugli effetti sull’uomo in alta montagna ; in questo periodo vi era una equipe francese. Ai suoi piedi vi è localizzato un piccolo rifugio diverso dai lodges incontrati finora, molto simile ai nostri che incontriamo sulle nostre montagne, costruito con pietra e legno. Un gentile gestore nepalese, che parla un po’ d‘ italiano, ci accoglie con il suo sorriso e gentilezza. Riprendiamo il cammino ed arriviamo a Gorak Shep villaggio ai lati del ghiacciao del Kumbu, mangiamo una zuppa calda, lasciamo i nostri bagagli e riprendiamo il cammino per arrivare al Campo Base dell’Everest a 5364 m, contenti ed emozionati per essere arrivati alla nostra meta.

La mattina seguente di buon’ora partiamo per il Kala Pattar una facile cima di 5550 metri dove vi e una magnifica vista sull’Everest, il Pumori, il Lotse, il Nupste…riprendiamo il cammino per trasferirci in un’altra valle fino al villaggio di Chukkung, dove il giorno dopo ci attende la salita al Chukkung -Ri (5550 m), lo sguardo spazia in altre vallate e cime oltre gli 8000 m, godendo della vista del Cho Oyu, la parete del Lhotse e il Makalu.

 Il ritorno avviene dallo stesso percorso svolto i giorni precedenti, anche se si percorre lo stesso itinerario dell’andata, i paesaggi, le vallate, le montagne, …appaiono con occhi differenti ed arriviamo a Lukla.

La sera una buona cena, la mancia ai portatori e guida, alcune birre ed alla fine del rhum nepalese ci accompagna, insieme agli sherpa, ad altri trekkers stranieri presenti nello stesso lodge in danze con musica nepalese ed altro…una bella serata dove ci siamo incontrati tante nazionalità diverse in un momento storico di guerre e confusione nel mondo …e noi condividevamo tutti insieme la fine del nostro trek.

Dawa, la nostra guida nepalese ed i portatori sono stati molto gentili e premurosi, sempre disponibili ad aiutare qualsiasi persona in difficoltà.  Abbiamo avuto un buon rapporto, alcune volte ci sono stati momenti insieme di canto e ballo. Il cibo sempre abbondante a base di chapati, riso, uova, zuppe, legumi, verdure fresche, la sera sempre frutta mele e melograni, bevande di chay, the allo zenzero ed il caffè la mattina.

Il viaggio in Nepal non è soltanto una prestazione sportiva e fisica, con il ritorno a casa forse qualcuno prende consapevolezza che è stato anche un viaggio interiore. Il comprendere che si possono fare a meno di tante cose inutili e superflue che il nostro mondo occidentale si serve, “l’utilizzo” dell’essenziale, il cibo semplice e il non sprecarlo. Ogni piccola cosa nelle quote alte viene utilizzata, come ad esempio lo sterco degli jack essiccato per riscaldarsi al fuoco o per intonacare le case.

 Vedere la popolazione nepalese dei villaggi che vivono con poco, il loro sorriso ed il loro saluto ogni volta che li incontri, la semplicità e l’essenzialità della loro vita ci porta ad una riflessione interiore che resta dentro i nostri cuori con la speranza che cambi qualcosa dentro di noi.

Vi aspetto per il nuovo progetto Campo Base del Makalu 2025!!!

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